Nonostante l’aumento della produzione l’Italia non copre il fabbisogno nazionale

Rispetto all’andamento di altri Paesi europei, negli ultimi anni il settore della carne bovina italiana ha registrato una crescita produttiva che nel 2024 ha raggiunto circa 659 mila tonnellate con un aumento del 6,3% sull’anno precedente, mentre nei primi sei mesi del 2025 l’incremento è stato del +3,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Questa crescita però non ha influito significativamente sulla quota di autosufficienza nazionale. Infatti, l’Italia continua a dipendere molto dalle importazioni posto che il grado di autoapprovvigionamento non va oltre il 37-39%, uno dei più bassi della UE.

Il distretto nazionale deve fare i conti con diversi problemi. In primis la diminuzione del numero di allevamenti, che tra il 2019 e il 2023 è passato da circa 100mila a 85mila aziende (-15%) e una riduzione del patrimonio bovino di oltre 73mila capi. A resistere sono rimaste mediamente le aziende più grandi e specializzate dove l’elevata professionalità degli allevatori fa la differenza.

Sostanzialmente, la carne bovina prodotta nel nostro Paese è praticamente un terzo del totale consumato, i rimanenti due terzi arrivano dalla Francia, dai Paesi Bassi, dalla Polonia e dalla Spagna.

Va ricordato che a causa di problemi sanitari e di un maggiore orientamento degli allevatori francesi all’ingrasso locale, le importazioni complessive di bovini provenienti dalla Francia e composte per il 77% da giovenche e broutards (i vitelloni da ingrasso, ndr) sono calate del 4,4% rispetto al primo semestre 2024.

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